Cultura

Storia serinese
Dal dodicesimo secolo d.C. ad oggi, passando dalla dominazione veneta

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Fontana Veneta SerinaSerina detiene un bagaglio storico molto antico ed importante, decisamente raro per un paese di montagna ed ancora oggi le testimonianze storico-artistiche ne fanno un piccolo gioiello incastonato tra i monti bergamaschi. Tradizionalmente, i primi insediamenti si pensano ubicati nella zona nord, verso il monte Vaccareggio e nella valletta del Budro, dove l’attività mineraria era ben sviluppata fin dai tempi degli etruschi. Ultimi studi però, anticipano addirittura al tempo degli imperi egizi, circa 4000 anni orsono, il popolamento della valle, dovuto sempre allo sfruttamento minerario.

Serina risale probabilmente al dodicesimo secolo, quando a seguito delle invasioni e delle persecuzioni in pianura, varie famiglie si rifugiarono in piu' sicura sede, tra i monti. Sempre secondo tradizione, pare che iniziatori di Serina siano stati due fratelli alemanni: uno, il Ceronio, si fermo' nella località dove ora sorge Lepreno; l'altro, un certo Carrerio, diede inizio all'insediamento di Serina; una contrada ancora lo ricorderebbe: quella detta Carrera. Di certo si sa che dal primo casato serinese dei Carrara ebbero discendenza tre famiglie: i Carrara, sistematesi nella zona odierna Via Carrera; i Valle, i quali si erano dislocati nella zona più a nord, vicino alla valle appunto. Infine abbiamo i Tiraboschi che si spostarono a sud dove il territorio non era altro che selva abitata da cervi, lupi e orsi.
Ad ognuna di queste tre famiglie venne affibbiata un epiteto curioso e singolare: Carrara: “superbia”, Valle: “dottrina” e Tiraboschi: “nobiltà”.
Da questi tre casati sono usciti i personaggi più rinomati di Serina, siano essi nativi od originari: il più famoso è certamente Giacomo Valle Nigretti detto “Palma il Vecchio” (il cui approfondimento si trova nella sezione “Arte” del sito ). Dopo di lui, il nipote, Palma il Giovane, contribuì ulteriormente alla fama dei “Palma” .

Dalla famiglia Tiraboschi nacque l’abate Gerolamo, prof. di Storia e filosofia unanimemente riconosciuto come il maggior storico della letteratura italiana del settecento. La sua opera somma “Storia della letteratura italiana” concepita 150 anni prima dell’unita’ d’Italia, fu tradotta in tutte le lingue europee e lui stesso venne insignito di onori dalle maggiori università contemporanee. Finì i suoi giorni a Modena quale rettore della locale Università e Biblioteca.
Dalla famiglia Carrara, discende il Conte Giacomo Carrara, insigne uomo di cultura che donò alla città di Bergamo una vastissima raccolta artistica fondando uno dei più importanti musei d’Italia: l’“Accademia Carrara”.
Questi sono solo tre dei personaggi più importanti di Serina, ma altri potrebbero essere elencati: da Pietro Tiraboschi (“il Bombello”) a Guidone Carrara filosofo, ma soprattutto medico tra i più importanti del quattrocento, dall’abate Gerardo Carrara fondatore e primo docente di teologia alla Sorbona di Parigi e poi vescovo di Savona, morto in stato di santità ed alzato agli onori degli altari come Beato; ai contemporanei Monsignor Carrara don Benigno già vescovo di Imola, a Monsignor Belotti don Flaminio Vescovo in Cina.

Via MercatorumIl primo nucleo abitativo organizzato e di cui si abbiano notizie documentate, è la frazione di Lepreno, che per alcuni secoli fu centro religioso e commerciale direttamente dipendente dalla Plebania della vicina Dossena, il paese più antico dell’intera Valle Brembana. Dalla fine del 15 secolo, sicuramente perché attraversata dall’antica Via Mercatorum (vedi sentiero Via Mercatorum: Serina-Passo della Crocetta) che collegava Bergamo ai Grigioni Svizzeri attraverso il passo di Aviatico, ed il Passo S.Marco, Serina vide un notevole sviluppo urbanistico e demografico che la portò in breve tempo, ad essere il più popoloso ed importante paese montano della bergamasca. Serina per circa un secolo fu governata dalla signoria dei Visconti di Milano (1330 al 1440circa). Successivamente dal 1434 al 1797 (circa 350 anni) divenne di dominazione dei Veneziani che la fece: Serina capoluogo della Valle Brembana superiore fino al 1797 (sede di un Vicario o rappresentante della Repubblica Veneta). Per Serina questo fu un periodo di pace e tranquillità. Molti Serinesi decisero di andare a Venezia per trovare lavoro e migliorare le proprie condizioni di vita. Di questi secoli fiorenti restano numerose e importante testimonianze culturali (la casa del Vicario, le fontane venete, numerosi affreschi.) nel 1797 Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi, cedette la repubblica veneta all’Austria in cambio della Lombardia, per cui Serina passo sotto il domino Francese fino al 1815. Per gli anni a venire anche il nostro paese seguì gli eventi della storia Italiana


Lo Stemma

Stemma di SerinaLo stemma di Serina è rappresentato da una Sirena contornata da tre stelle, la tradizione vuole che le tre stelle rappresentino i tre casati più importanti e la sirena Serina stessa. Questo stemma, però, è ripreso da quello della famiglia Carrara che prevede l’aggiunta di una botte nella parte bassa sormontante in alcuni casi, un occhio. Le ultime scoperte archeoastronomiche che, come dicevamo, fanno risalire al tempo degli egizi la formazione dei primi nuclei abitativi, propendono a far pensare che, la Sirena rappresenti Sirio la stella più luminosa dopo il sole, le tre stelle rappresentino le stelle della Cintura di Orione, la botte, Boothe la stella primaverile più luminosa e l’occhio non altro che l’occhio destro di Horus, il sole,: in questo stemma verrebbero così rappresentate le stelle e costellazioni più luminose del nostro cielo.


La Religione

Chiesa Parrocchiale di SerinaLa popolazione serinese è sempre stata molto religiosa e credente nella provvidenza divina che esprimevano con una fervida devozione e una convinta ricorrente preghiera, fondamento della popolazione nella quotidianità, ma soprattutto sostegno nei momenti di grave difficoltà (malattie, carestie e guerre). La fede è stata motivo di ispirazione di grandi opere d’arte di artisti prestigiosi che hanno dato lustro a Serina e ai suoi abitanti.

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Attività lavorative

Bosco Valle SerinaLe attività lavorative degli avi Serinesi erano legate alla caratteristiche del territorio in cui vivevano. il paese, incastonato in un paesaggio alpestre, ricco di boschi, prati, fiancheggiato dal corso del torrente Serina, offriva alla gente del posto condizioni favorevoli per la loro sopravvivenza. La presenza dei boschi permetteva agli abitanti di fruirne del bene primario: la legna. Molti si dedicavano all’attività del boscaiolo e il legname ricavato veniva utilizzato come legna da ardere o come legna da opera. Nacquero le prime segherie per la lavorazione del legname, utilizzato anche per la costruzione delle abitazioni. Per il funzionamento delle stesse veniva sfruttata l’acqua del torrente attraverso i mulini. Erano sorti dei mulini anche per macinare il grano, in quanto, nei pur magri terreni i Serinesi con la loro dedizione e determinazione, erano riusciti nella coltivazione del granoturco.

La presenza di prati consentiva l’allevamento di animale (fonti primarie di cibo) come capre, pecore, mucche maiali polli e conigli. L’allevamento delle pecore dava seguito ad altre attività praticate sia dagli uomini che dalle donne: la tosatura, la filatura, la lavorazione ed infine l’utilizzo della lana.

Un’altra attività molto importante per Serina fu quella legata alle fucine dove il ferro, scaldato sul fuoco, veniva lavorato e modellato, utilizzando incudine e martello e venivano realizzati: attrezzi da lavoro, lumi, armi e chiodi. Questa attività era maggiormente praticata nel periodo invernale in quanto in primavera e in estate gli uomini emigravano. La produzione di chiodi aveva molta importanza e valore per Serina, poiché impiegava molti uomini e ragazzi dai 12 anni in su. Producevano dai 1000 chiodi (un ragazzo) ai 2000 pezzi (un adulto) al giorno, ed erano di vario tipo: chiodi per zoccoli, chiodi per ferro di cavallo o mulo, chiodi per inchiodare travi e assi. In parte erano utilizzati in paese, ma una grande quantità veniva portata in città ed erano venduti.

Era un’attività di notevole rilevanza tanto che i Serinesi ebbero l’appellativo di “CIODAROI” cioè fabbricatori di chiodi.


Altri personaggi da ricordare

Cardinal Felice Cavagnis:

Cardinale Felice CavagnisOriginario di Passoni, frazione di Cornalba, distante non più di 5 chilometri da Serina, trascorse nel nostro paese gran parte della suo tempo lontano da Roma. Il Cardinale Cavagnis è stato figura di spicco del clero bergamasco ed ha partecipato al conclave del 1902 per l’elezione di Papa Leone X. Le sue spoglie sono conservate nella Chiesa Parrocchiale.

 

 

Enrico Scuri:

Celebre artista, originario di Serina già direttore dell’Accademia Carrara nella seconda metà dell’ottocento

Don Eugenio Bussa:

Don Eugenio BussaUn’importante vicenda della storia lascia traccia della solidarietà di un grande uomo che vedrà come protagonista il nostro convento di Serina… Don Eugenio Bussa.

Don Eugenio Bussa è nato il 3 settembre 1904 a Milano nella popolare Isola, nella casa situata in Via Federico Confalonieri 11. Suo padre, Gaudenzio Bussa e sua madre, Maria Coldesina, a causa della povertà, erano emigrati dalla campagna di Vespolate in provincia di Novara. Il 29 gennaio 1907, ventiquattrenne, morì Maria, la mamma di Eugenio. Nel 1908 il padre di Eugenio, Gaudenzio, sposò in seconde nozze Antonietta Miglio. Eugenio ebbe sempre vicina la mamma adottiva che collaborò al suo ministero fino a quando morì nel 1957. Nell'anno 1909, nacque la sorella di Eugenio, Maria, che sostenne sempre, assieme al marito Alfredo, il fratello sacerdote specialmente dopo la morte della madre Antonietta. Eugenio maturò presto la vocazione al sacerdozio e nel 1916 entrò in seminario. Il padre, operaio verificatore delle Ferrovie dello Stato non riusciva a mantenere il figlio agli studi. Antonietta, la madre, per permettere al figlio Eugenio di diventare sacerdote, lavorò come domestica, quindi come operaia in una fabbrica di lucido da scarpe, e la sera ricamava i poggiatesta per i sedili di 1ª Classe delle Ferrovie dello Stato.

Il 2 giugno 1928 Eugenio fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo cardinale Eugenio Tosi nel Duomo di Milano. Il 28 ottobre 1928, Don Eugenio fu nominato vice direttore del Patronato Sant'Antonio nel suo quartiere, l'Isola Garibaldi. Si dedicò alle opere di carità nel Patronato Sant'Antonio: aiutava le famiglie bisognose, si dedicava all'assistenza degli ammalati, all'oratorio, e aiutava i disoccupati nella ricerca di un posto di lavoro. Il 14 giugno 1936 fu consacrata dal cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, la nuova chiesa del Sacro Volto, alla costruzione della quale don Eugenio dedicò gran parte della sua energia.

Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò in guerra. Quasi 120 giovani del Patronato di Sant'Antonio partirono per il fronte e diciassette fra loro non torneranno più. Per tutta la durata della guerra don Eugenio seguì costantemente i ragazzi del suo oratorio scrivendo ad essi regolarmente e ricevendone risposta. Di ognuno di essi custodiva la fotografia con i dati anagrafici e l'indirizzo di Posta Militare. Ma la guerra non fu vissuta solo al fronte e Milano pagò un prezzo alto. Molte case del Quartiere Isola furono distrutte. Nel febbraio del 1943, a Serina, Val Brembana, don Eugenio aprì una casa di sfollamento per i bambini del rione le cui famiglie non potevano lasciare la città. Nella casa di Serina furono ospitati molti bambini ebrei ai quali non fu proposta la religione cattolica. Per questo motivo a don Eugenio Bussa, nel 1990, fu assegnata la medaglia di Giusti tra le Nazioni e un albero gli è dedicato a Gerusalemme. Nell'agosto del 1943 i bombardamenti sconvolsero Milano e il Patronato di Sant'Antonio fu duramente colpito. L'8 settembre 1943 arrivò l'annuncio dell'armistizio. Alla guerra ancora violentemente in atto tra tedeschi e forze alleate si aggiunse la guerra di liberazione nazionale che in molti aspetti si configurò in una vera e propria guerra civile. Don Eugenio protesse, nascondendoli, molti giovani del Patronato evitandone così la deportazione in Germania. Don Eugenio protesse anche molti ebrei e per una notte nascose anche Ferruccio Parri, primo Presidente del Consiglio Italiano del dopoguerra. Anche don Eugenio fu arrestato e rischiò la deportazione, ma a seguito delle dimostrazioni dei suoi parrocchiani e dell'intervento del Cardinale Ildefonso Schuster fu liberato dopo tre giorni di detenzione e interrogatori. Il 25 aprile arrivò il giorno della liberazione. Don Eugenio questa volta scese in campo per difendere i fascisti dalle esecuzioni sommarie, senza processo[10]. Nonostante il suo intervento tre persone furono messe al muro e fucilate con numerose scariche di mitra proprio davanti all'Oratorio in Piazza Minniti all'Isola. Nel muro dell'Oratorio restarono evidenti i segni causati dalle pallottole e don Eugenio ordinò che non fossero fatte riparazioni, ma che quei segni restassero come memoria di quanto era accaduto. A guerra finita don Eugenio lavorò per la ricostruzione del quartiere Isola], del Patronato e dell'Oratorio. È morto improvvisamente il 29 gennaio 1977, a Milano Isola, nella parrocchia del Sacro Volto. Migliaia di persone parteciparono ai suoi funerali.

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